«Quando affidi a qualcuno ciò che hai di più caro, all'inizio provi paura e ti fai mille domande. Ma ci siamo accorti quasi subito che al Raggio di Sole nessuno vedeva Penelope come "una bambina in più". Era Penelope, con il suo carattere, i suoi tempi, le sue emozioni. Ogni mattina la lasciavamo con la serenità di sapere che sarebbe stata accolta con un sorriso sincero. E ogni pomeriggio la ritrovavamo felice. È stato in quel momento che abbiamo capito di non essere semplicemente una famiglia iscritta a un nido, ma parte di una comunità che si prendeva cura anche di noi».